Da metà giugno l’Agenzia Spaziale Italiana ha un nuovo presidente. A ricoprire l’incarico è Teodoro Valente, 58 anni, ex direttore dell’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR ed esperto di materiali polimerici e compositi e nanotecnologie. Ha preso il testimone da Giorgio Saccoccia, che ha concluso il suo mandato. Avrà il compito di guidare il mondo dello spazio italiano nel prossimo quadriennio. 

Presidente Valente, qual è lo stato di salute del settore spaziale italiano?
L’Italia ha una lunga storia da protagonista nello spazio ed è uno dei pochi paesi al mondo che con le sue competenze è in grado di presidiare tutti gli ambiti, dall’osservazione all’esplorazione, dalla parte più scientifica a quella tecnologica, dalla navigazione alle telecomunicazioni. Lo stato di salute è ottimo e questo è riconosciuto da tutti gli altri Paesi, in Europa e nel mondo.

Lo spazio è tante cose: ricerca, innovazione, industria. Su quali aspetti intende puntare maggiormente nei prossimi anni?
In questo momento in Italia nella filiera spaziale ci sono circa 300 imprese. Ci sono grandi player e anche un 70% di piccole e medie imprese e più del 10% di startup, un aspetto molto importante. Ci sono circa 8.000 addetti organizzati o rappresentati dalle associazioni industriali, 15 distretti tecnologici, un cluster nazionale sull’aerospazio e una rete molto distribuita con circa 60 nodi compartecipati da aziende, università ed enti di ricerca. La prima importante attività, quindi, sarà sostenere la filiera nazionale dello spazio, da un lato per consentire il progresso scientifico e tecnologico e dall’altro per supportare la crescita economica. Guarderemo con molta attenzione a tutti quei servizi che possono essere di beneficio per le istituzioni e per i cittadini: ce ne sono molti operativi e molti che sono in via di sviluppo grazie anche al significativo e rilevante contributo dei fondi messi a disposizione nell’ambito del PNRR.

Sul piano internazionale quali saranno gli interlocutori principali per l’ASI e per l’Italia?
Abbiamo sostanzialmente due linee. La prima è quella che fa riferimento alle attività svolte all’interno dell’Agenzia Spaziale Europea, dove l’Italia è il terzo paese contributore dopo Germania e Francia. Abbiamo quindi forti rapporti con questi due paesi e con il Regno Unito. Poi abbiamo la linea che riguarda la diplomazia dello spazio. Poco dopo il mio insediamento ho fatto preparare un report sulle attività dell’agenzia nel mondo e l’elenco è molto lungo: dai rapporti con gli Stati Uniti a quelli con l’Argentina, da quelli con il Giappone a quelli con gli Emirati Arabi. Ci sono inoltre i rapporti con il Kenya, dove la nostra base di Malindi è un asset molto importante anche per il supporto alle politiche di sviluppo del paese e dei paesi limitrofi.

Che ruolo può avere in generale lo spazio per l’Italia?
La risposta potrebbe essere piuttosto lunga. Mi limito a un esempio, quello relativo all’osservazione della Terra. In questo settore abbiamo già operativa la costellazione COSMO-SkyMed, a cui si sono affiancate le attività del satellite iperspettrale PRISMA. Presto sarà implementata un’altra costellazione di satelliti a valere su disponibilità economiche riconducibili al PNRR. Per quanto riguarda gli utilizzi a beneficio dei cittadini e delle istituzioni possiamo citare il monitoraggio delle conseguenze dei disastri naturali, il monitoraggio del cambiamento urbanistico, il monitoraggio del territorio in generale. Si tratta di una serie di attività che sono volte anche a mettere in campo delle azioni di sviluppo sostenibile: con l’osservazione della Terra lo spazio può dare un grande contributo.

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