L’autunno si avvicina e per coloro che durante i mesi estivi hanno mantenuto le buone abitudini di una costante attività fisica approfittando delle vacanze, del bel tempo e dell’aria aperta, adesso si prospetta un periodo diverso, dove allenamento e attenzione al fitness si svolgeranno necessariamente e per buona parte al chiuso.

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Dove allenarsi

Qualcuno ha già un suo luogo di riferimento per tenersi in forma, altri andranno alla ricerca della palestra o della struttura sportiva che calza meglio: possibilmente raggiungibile con facilità, magari vicina a casa o al lavoro, attrezzata quanto basta e con un carnet di proposte per potersi indirizzare verso la disciplina più consona. Dalla sala pesi alle lezioni collettive di yoga, dalle sedute di pilates all’adrenalinico spinning, dalla danza al nuoto. La gamma di proposte è ricchissima e i centri dove svolgere l’attività sono pronti alla nuova stagione.

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Sport sì, ma con il certificato medico

Al momento dell’iscrizione, quasi ovunque, viene richiesto all’utente il certificato medico sportivo, un documento che deve attestare che il cliente che praticherà esercizio all’interno di quella struttura si trova in condizioni di salute tali da potersi muovere senza correre rischi. In buona sostanza la dichiarazione, compilata e firmata da un dottore, in cui si legge che per il soggetto che si sta iscrivendo, non esistono controindicazioni allo svolgimento dell’esercizio fisico. 

“Non è obbligatorio, ma è richiesto praticamente da ogni struttura – spiega il dottor Pier Luigi Bartoletti, medico di medicina generale a Roma – .Viene rilasciato, spesso a pagamento (le cifre sono variabili e dipendono anche dal tipo di indagini diagnostiche che sono state svolte sul soggetto al fine di accertarne la buona salute complessiva) . L’obbligo vero e proprio rimane per le certificazioni rilasciate per attività sportive in ambito scolastico e per quelle parascolastiche, oppure nelle attività sportive e  nei giochi studenteschi nella fase di qualificazione, ovvero quella che precede le competizioni nazionali.

Tutto questo – precisa ancora l’esperto – è stato stabilito con una normativa del 2013, confermata poi nel 2018. Ma in realtà esistono diverse regolamentazioni che si intersecano fra loro. A livello non agonistico per esempio, se la palestra è affiliata al Coni, allora è obbligatorio il rilascio del certificato medico e ci dovrebbe addirittura essere un modulo nel quale si specifica quale è la federazione alla quale appartiene la struttura”.

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Quanto dura il documento

Di solito il certificato di buona salute per praticare sport, viene compilato dal proprio medico di famiglia e ha la durata di un anno. Ma in base alle condizioni cliniche potrebbe essere rivisto, nel senso che si può consigliare una verifica in tempi più ridotti, proprio a tutela di chi lo ha richiesto. “Guardiamo per esempio il peso della persona – dice il dottor Bartoletti.

Se al momento della visita il suo stato fisico era tale da rassicurare il medico sulla possibilità per quel paziente di svolgere la disciplina scelta, è possibile che, dopo qualche mese, per una ragione qualsiasi, le sue condizioni siano radicalmente cambiate. Se è aumentata di peso e aveva scelto ad esempio di partecipare a lezioni di ballo, bisognerà riconsiderare il tutto, a livello articolare, muscolare, cardiaco”.

In ogni caso, trascorso un anno, il documento andrà rinnovato con nuovi accertamenti da parte del dottore. Se l’interessato non è nella lista dei pazienti di un determinato medico di base, ecco che quest’ultimo non potrà erogare per lui alcun certificato. L’utente, in quel caso, dovrà rivolgersi ad un medico affiliato alla federazione medici sportivi.

“Quello che serve e che viene solitamente effettuato durante gli accertamenti per il rilascio dell’attestazione – chiarisce il dottor Bartoletti – è un elettrocardiogramma, la misurazione della pressione e la verifica che le condizioni fisiche generali siano compatibili con l’attività sportiva da praticare. Si tratta di una anamnesi accurata, con valutazione del paziente proprio in relazione allo sport che ha scelto”.

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Gli specialisti anche nelle strutture sportive

Alcune strutture sportive hanno in sede i propri specialisti e al momento dell’iscrizione si potrà prenotare un appuntamento per il controllo generale e il rilascio del certificato richiesto che comporterà gli stessi approfondimenti.  Se tutto è in regola, il certificato verrà rilasciato contestualmente al richiedente che lo presenterà poi ai responsabili della struttura dove intende allenarsi. “Non verrà invece concesso in caso via sia presenza di patologie che possono aggravarsi proprio a causa dell’attività fisica proposta. Oppure in quelle situazioni in cui l’interessato annuncia di aver scelto un tipo di disciplina che comporta una intensità di sforzo non compatibile in quel preciso momento con lo stato fisico della persona stessa”, spiega lo specialista.

Che cosa serve per i bambini

Anche per i bambini si rende necessaria la presentazione di un certificato medico per svolgere l’attività sportiva. “Fino ai 6 anni non è obbligatorio in base alle regole in vigore dal 2018 – chiarisce il dottor Bartoletti -. Ma nel caso il pediatra lo ritenesse necessario, il minore andrebbe invece visitato e occorrerebbe certificare il suo stato di buona salute. Per quanto concerne invece l’attività agonistica (e non agonistica se non ci si rivolge al proprio medico curante) – spiega ancora l’esperto – bisogna rivolgersi, come già accennato, ad un medico iscritto alla federazione medici sportivi italiani. Si va ancora più nello specifico nel caso di attività non agonistiche organizzate dalle società dilettantistiche affiliate alle Federazioni o agli Enti di promozione sportiva, dove è sempre necessario ottenere un certificato. Perfino per chi vuole soltanto giocare a bridge!”.

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Quando lo sport è sconsigliato

Insomma, bene mettersi in moto, ma nella maggior parte dei casi uno specialista dovrà darci il suo nulla osta. E chissà se a qualcuno verrà addirittura sconsigliato di dedicarsi al movimento: “L’allenamento non è mai sconsigliato – risponde il dottor Bartoletti – ma deve essere compatibile con le condizioni fisiche e lo stato clinico del soggetto. Inoltre è sconsigliabile iniziare qualsiasi attività, anche ricreativa, che comporti uno sforzo non indifferente senza un allenamento preliminare. Per esempio sciare in settimana bianca, o partecipare ad una partita di tennis, padel o calcetto, oppure cimentarsi in una corsa. Attenzione insomma alle attività che vengono svolte in modo occasionale e non strutturato in un programma di educazione fisica mirato”.

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